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Protezione sussidiaria per violenza indiscriminata a cittadino nigeriano

  • Tribunale di Cagliari, Dottor Mario Farina, ordinanza
  • Nigeria - Violenza Indiscriminata
  • Protezione internazionale – protezione sussidiaria
  • Persecuzione di carattere politico – diserzione esercito gambiano – mandato di arresto

Nel caso in esame il richiedente è proveniente dal Nigeria è nato nell’Edo State, ma la sua famiglia si è trasferita a Bompai, nel Kano State. In seguito ad un attentato di Boko di Haram i suoi genitori perdevano la vita ed egli, temendo la stessa sorte, lasciava il paese.

Il Giudice, dopo aver raccolto informazioni aggiornate attraverso i report di Amnesty International, ha affermato che in Nigeria sussiste una situazione che può essere qualificata, come definita dalla norma, di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno.
Infatti, come riportato dal MAE, la situazione della sicurezza è descritta come estremamente precaria e caratterizzata da diffusi atti di criminalità nelle principali città; particolarmente indicate come zone a rischio sono la regione del delta del Niger, alcuni Stati del nord ove è presente ed attuale tanto il rischio di atti di terrorismo, sia di matrice islamista che separatista, quanto il rischio di violente sommosse di matrice etnico-religiosa, che hanno causato migliaia di vittime, inclusi donne e bambini; attentati hanno avuto luogo da parte del gruppo islamico Boko Haram, anche alla vigilia di Natale a Maiduguri nello Stato di Borno, nella periferia di Abuja e a Jos, e violenze diffuse, dirette in particolare contro le forze dell’ordine, si sono verificate successivamente anche nello Stato di Bauchi e recentemente (a gennaio di quest’anno) a Kano; violenze e disordini si sono verificati anche a seguito delle elezioni generali svoltesi nell’aprile 2011, le quali hanno causato vittime e sfollati temporanei; infine, la situazione della sicurezza è descritta come a rischio nella metropoli di Lagos e nella capitale Abuja. Questa situazione che ha interessato soprattutto il Nord della Nigeria (a prevalenza mussulmana), a causa degli attacchi del gruppo fondamentalista islamico Boko Haram contro le istituzioni governative e i cristiani del Nord, si sta estendendo anche al Sud (a prevalenza cristiana) interessato da disordini nella città di Benin City.

Il Tribunale di Cagliari ritiene che sussistano, in definitiva, i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria in favore del cittadino nigeriano ai sensi della suddetta previsione normativa, in ossequio al principio del non refoulment, non potendosi respingere alcuno in uno Stato in cui la sua vita sarebbe esposto a serio pericolo. Ciò a prescindere dalla posizione personale del richiedente.

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Status di rifugiato a cittadino nigeriano per discriminazione sessuale

  • Tribunale Ordinario di Cagliari, I Sezione Civile, Ordinanza 11.10.2017
  • Nigeria - Discriminazione Sessuale
  • Protezione internazionale (status di rifugiato)
  • Elementi identificativi dello status: persecuzione per motivi di orientamento sessuale – criteri art. 3 D. Lgs. n. 251 del 2007 – credibilità soggettiva

Il Tribunale afferma che «il giudice non può formare il proprio convincimento esclusivamente sulla base della credibilità soggettiva del richiedente e sull’adempimento dell’onere di provare la sussistenza del “fumus persecutionis” a suo danno nel paese d’origine, essendo, invece, tenuto a verificare la condizione di persecuzione di opinioni, abitudini, pratiche sulla base di informazioni esterne ed oggettive relative alla situazione reale del paese di provenienza, mentre solo la riferibilità specifica al richiedente del “fumus persecutionis” può essere fondata anche su elementi di valutazione personale tra i quali la credibilità delle dichiarazioni dell’interessato».

E prosegue individuando i criteri: «la verifica dell’effettuazione di ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; la deduzione di un’idonea motivazione sull’assenza di riscontri oggettivi; la non contraddittorietà delle dichiarazioni rispetto alla situazione del paese; la presentazione tempestiva della domanda; l’attendibilità intrinseca (Cass. 16202/2012; Cass n. 22111/2014)».

Nel caso in esame, il ricorrente, sia in sede amministrativa che in udienza si è dichiarato omosessuale, manifestando un serio, concreto ed attuale timore di persecuzione personale e diretta nel Paese di origine a causa del proprio orientamento sessuale. In quanto lui ed il suo compagno venivano denunciati dal locatore, che avvisava la polizia e suo padre. Per evitare di essere arrestato, lasciava il suo paese.

Osserva il Tribunale che <preliminarmente occorre precisare che il racconto del ricorrente appare sufficientemente coerente e meritevole di credibilità. Difatti paiono pretestuose le motivazioni di rigetto addotte dalla Commissione del Ministero dell’Interno che si fondano quasi unicamente sull’età (a dir loro parecchio tardiva) in cui l’istante asserisce di aver compreso il proprio orientamento sessuale».

Ed ancora prosegue affermando che «nel caso di specie il ricorrente proviene dalla Nigeria, nazione in cui l’omosessualità costituisce reato a pena di detenzione in carcere».

Per questi motivi, il Tribunale riconosce che al ricorrente vada riconosciuto lo status di rifugiato perché «In linea con la giurisprudenza recente, si ritiene sussistere grave pericolo di persecuzione per il soggetto che, in caso di rientro in Patria, a causa del proprio orientamento sessuale (nel caso di specie: omosessuale), sarebbe sottoposto a pena detentiva così elevata da poter essere considerata una sanzione discriminatoria e dunque un atto di persecuzione. In ipotesi del genere è meritevole di accoglimento la richiesta di protezione internazionale presentata dallo straniero, atteso che l’orientamento sessuale costituisce un aspetto fondamentale dell’identità umana che una persona non deve essere costretta a nascondere o abbandonare».