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Protezione umanitaria a cittadino Ex Jugoslavia – Bosnia Herzegovina

  • Tribunale di Cagliari, Dottoressa Claudia Belelli, ordinanza 08.01.2014
  • Ex Jugoslavia – Bosnia Herzegovina
  • Protezione umanitaria
  • Inclusione sociale, vulnerabilità, violenza domestica, condanna per spaccio

Nel caso in esame il richiedente è nato nel 1986 nell’allora Jugoslavia, quando aveva soltanto due anni la sua famiglia fuggiva dai disordini sociali e dalla pulizia etnica messe in atto, successivamente alla morte, nel 1980, del generale Tito. All’età di quindici anni lasciava la famiglia per sfuggire al carattere violento e autoritario del padre, che gli imponeva una condizione ed uno stile di vita che lui non condivideva perché gli impediva di frequentare la scuola isolandolo dalla società. Lo stato di emarginazione in cui lo stesso si sarebbe di conseguenza trovato lo ha inevitabilmente condotto all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con conseguenti arresti, condanne e detenzione in diverse strutture detentive dell’isola. Durante il periodo detentivo conseguiva la licenza elementare e media e successivamente svolgeva un positivo percorso di affidamento in prova al servizio sociale. Una volta scontate tutte le pene inflittegli, frequentava un corso di informatica ed intraprendeva diverse e positive esperienze lavorative.

La Commissione territoriale, nonostante tutti i membri della sua famiglia fossero titolari di protezione umanitaria, rigettava la sua istanza a causa delle condanne riportate.

Il Giudice, dopo aver vicenda ed in particolare tutte le produzioni documentali tese a comprovare il percorso formativo e lavorativo del ricorrente, che ha sempre vissuto in Sardegna e non ha mai più fatto ritorno in Bosnia, ritiene che la sua situazione familiare e lavorativa valga ad integrare i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria al fine di salvaguardare l’unità familiare quale diritto fondamentale dell’individuo riconosciuto in capo agli stranieri dall’art. 28 TUI nell’interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte coerentemente alla tutela  costituzionale del diritto in parola (Cass. civile 16280/2009)  e di consentire al ricorrente il completamento del percorso di integrazione sociale che lo stesso ha dimostrato di aver intrapreso da anni, impegnandosi nel conseguimento dei documentati esiti positivi sia sul piano dell’istruzione che dell’inserimento ne circuito legale del mercato del lavoro.

Il Tribunale di Cagliari ritiene, pertanto, che debba essere accolta la domanda del ricorrente di concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi dell’art. 32 comma 3 D.lgs 25/2008.

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